Boletus regius – Boleto regale

Boletus regius - Boleto regale

Introduzione al Boletus regius

Il fungo Boletus regius, secondo la nuova nomenclatura è stato rinominato Butyriboletus regius.

E’ un fungo commestibile che, in realtà, non appartiene propriamente ai funghi “ edulis ”, ma a quella degli “ appendicolati ”, che comprende tutti i boletus con gambo e tubuli gialli.

Non è molto comune, ma è tra i Boleti più spettacolari per il contrasto dei suoi colori.

Questa specie di fungo appartiene al genere Boletus , alla famiglia delle Boletaceae , all’ordine Boletales , alla classe dei Basidiomycetes e alla divisione Basidiomycota .

Etimologia

Come già descritto nell’etimologia di altri Boleti, il nome Boletus ha un’origine controversa perchè sembra che derivi dal greco Bolites che, i romani successivamente, hanno adottato e latinizzato con Boletus perché si riferiva “ a qualcosa di tondo che spuntava dal terreno ” e con cui indicavano i funghi migliori.

Veniva indicata con questo nome anche l’Amanita cesarea, già allora molto apprezzata.

Plinio, in alcuni dei suoi scritti, riferisce dei Porcini che gli antichi Romani chiamavano anche “ suilli ”, che significava “ relativo al maiale ”, “porcino”, proprio perché queste specie di funghi costituivano cibo per maiali.

Secondo Plinio, i “Suilli” costituivano specie “ molto inclini al veleno ”, riferendosi molto probabilmente a Boletaceae tossiche, da cui metteva in guardia per le loro conseguenze.

Solo nel 1500 circa, viene trovato, in uno scritto di Plinio, riferimento ai “ Suilli” come traduzione di Porcino riferito ai Boleti e non all’Amanita caesarea.

Regius dal latino regius , regale, per il colore rossastro del cappello e giallo-oro dei pori e del gambo.

Boletus regius - Boleto regale
Due esemplari di Boletus regius – Boleto regale

Altri Nomi del Boletus regius

Come anticipato nel paragrafo precedente, questo fungo  è anche conosciuto con il nome di :

  • Boleto regale
  • Boleto regio
  • Cardinale
  • Fragolata

Descrizione del Boletus regius

Parliamo adesso delle caratteristiche fisiche e morfologiche del Boleto regale.

Il Cappello

Il cappello del Boletus regius può avere dimensioni notevoli: infatti il suo diametro può variare dai 6 – 8 cm fino a 20 e anche più cm.

Inizialmente, ha una forma semisferica, crescendo diventa convesso e, verso la vecchiaia, tende ad spianarsi in modo irregolare.

E’ carnoso e sodo ma con l’età diventa molle.

Da giovane presenta un margine leggermente eccedente, in fase di maturità diventa lobato con un aspetto quasi a festone.

Ha una cuticola liscia, vellutata e leggermente fibrillosa, asciutta, non separabile dal cappello.

Con la maturità o il tempo asciutto, si screpola specialmente nella zone centrale.

Il Boleto regio spicca per il colore della sua pelle: essa infatti, varia dal rosa al rosso cardinale, carminio passando attraverso le varie tonalità di lampone, fragola, porpora.

Può presentare zone color ocra o verde oliva.

Con l’età, queste tendono a scurire e a diventare giallognole mentre il rosso si attenua pur mantenendo le varie sfumature.

Tubuli

I tubuli dell’imenoforo del Boletus regius hanno la caratteristica comune a tutti i Boleti.

Essi, infatti, a maturità, sono spugnosi.

In fase giovanile, invece, sono lunghi, arrotondati e più piccoli verso il gambo.

Hanno un bel colore giallo-oro che, con l’età assume una sfumatura più limone fino a diventare olivastri.

Boletus regius - Boleto regale

Il gambo

Il gambo del Boleto regale è robusto, a volte cilindrico ma piuttosto tozzo e corto.

E’ ingrossato verso il centro, a volte bulboso o a forma di clava.

Ha un bel colore giallo ma, talvolta, nella parte alta verso il cappello, può presentare sfumature rossastre con un reticolo a maglie sottili dello stesso colore del fondo.

Può avere dimensioni di 4-5 cm di diametro con un’altezza di 6- 10 cm.

Pori

I pori del regius sono piccoli, tondi, appressati.

Hanno un colore giallo-oro, con iridescenze rosee, come i tubuli.

Con l’età diventano olivastri, talora con sfumature rugginose.

Se toccati, non hanno viraggi evidenti.

Le Spore

Le spore del Boletus regius hanno forma ellittica, sono fusiformi e cilindriche.

Hanno spesso, all’interno, numerose guttule.

Il loro colore è marrone-oliva in massa.

Le dimensioni sono 12,5-17,5 x 3,5-5  µm.

La Carne

Ha colore giallo chiaro, più rossastra sotto la cuticola e raramente vira al taglio.

Quando viene attaccata da larve e parassiti, assume toni marroni rugginosi.

La carne del gambo è piuttosto dura e coriacea.

Odore : non molto percettibile, leggermente fruttato

Sapore : gradevole, dolciastro

fungo Boletus regius - fungo Boleto regale

Habitat del Boletus regius

Il Boletus regius è un fungo simbionte di latifoglie specialmente faggi, castagni, querce, tigli, betulle.

Fruttifica dalla tarda primavera a inizio autunno su un substrato preferibilmente neutro-basico e, in particolare, essendo tipico delle aree mediterranee calde, si sviluppa più facilmente dopo i temporali estivi.

E’ abbastanza facile trovarlo in gruppi di numerosi esemplari vicini ed è più frequente nelle zone appenniniche mentre lo è meno in altre zone.

Funghi simili al Porcino regale

Il Boleto regale può essere confuso dai meno esperti con altre specie:

Butyriboletus pseudoregius o Boletus pseudoregius , che si distingue per la struttura meno massiccia, per l’evidente viraggio della carne all’azzurro e per le sfumature rosa-rosse alla base del gambo.

Butyriboletus subappendiculatus  o Boletus subappendiculatus, che è simbionte specialmente dell’abete bianco ed ha un cappello color camoscio con la cuticola fibrillosa-tomentosa.

Rubroboletus pulchrotinctus o   Boletus pulchrotinctus, tossico, che ha i pori  inizialmente giallo pallido, che diventano però giallo-arancio-rossastro dopo poco tempo, il gambo giallo chiaro con toni rosati nella parte mediana decorato da un reticolo rossastro, per la carne chiara sfumata di giallo, rosa sotto la cuticola, che vira all’azzurro appena tagliata.

Boletus aemilii, che ha tubuli corti, assenza di reticolo ed un evidente viraggio di colore generale.

Boletus pallescens, che ha un cappello color ocra chiaro o bianco sporco ma un sapore simile al regius. E’ considerato da molti una sua varietà.

Commestibilità del Boletus regius

La commestibilità del Boletus regius è considerata ottima dagli estimatori di alcune zone di nascita mentre da altri più scadente.

Il profumo quasi impercettibile e il sapore vengono esaltati dalla cottura che lo rendono paragonabile a specie più apprezzate di Porcini.

Come gli altri Boleti più famosi, si presta a numerose preparazioni e all’essiccazione.

E’ necessario, però, seguire alcuni semplici ma importanti consigli:

  • deve essere eliminato il gambo perché ha una carne molto coriacea, quindi inadatta al consumo;
  • la carne del cappello è molto indigesta per cui si consiglia di consumarlo in modo moderato ed abbinato ad altri porcini oppure con patate al forno.

Proprietà

Come tutti i Boleti, anche il regius ha proprietà utili al nostro organismo.

Le sue caratteristiche organolettiche e chimiche, però, come già detto, ci consigliano di usarlo ben cotto e in abbinamento ad altre specie o a patate perchè, proprio a causa di alcune sostanze, risulta particolarmente indigesto.

E’ sempre consigliabile, eventualmente, consumare esemplari giovani privati del gambo e in quantità modeste.

Le reazioni di ogni organismo sono comunque soggettive e si possono verificare allergie o altri disturbi fastidiosi come per qualsiasi altra specie.

CARTA D’IDENTITA’

DIAMETRO CAPPELLO: 5-20 cm.
COLORE CAPPELLO: Rossastro
ALTEZZA GAMBO: 5-15 cm
COLORE GAMBO: Giallo
PORI: GiallI
CARNE: Gialla
ODORE: Lieve , fungino
SAPORE: Dolce
SPORE: Olivastre
HABITAT: Latifoglie
COMMESTIBILITA’: BUONO

Paxillus involutus – Agarico involuto

paxillus involutus_2

Il Paxillus involutus o Agarico Involuto,  è un fungo considerato ottimo commestibile fino a poco tempo fa, con un gran numero di consumatori.

Da studi abbastanza recenti, invece, è emersa la sua tossicità, sia se consumato da crudo che da cotto.

Il fatto che l’ Agarico involuto venisse consumato senza conseguenze per alcuni individui, si può spiegare in diversi modi:

  • c’era la possibilità che non fosse proprio questa specie ad essere mangiata, ma una delle specie simili illustrate nel capitolo di “ funghi simili”, la cui tossicità è ancora incerta;
  • non tutti gli individui che lo consumano hanno le stesse reazioni immediate perché, il suo avvelenamento avviene per accumulo danneggiando in modo irreversibile i globuli rossi e portando alla morte ( sindrome paxillica).

Nonostante ripetuti casi di avvelenamento, anche gravissimi, in alcune regioni d’Italia questa specie viene ancora consumata e ritenuta buon commestibile.

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Clitocybe nebularis – Fungo delle Nebbie

Clitocybe nebularis - Fungo delle nebbie - fungo cardinale gelone ordinale

Il Clitocybe nebularis, è anche conosciuto, comunemente, come Fungo Ferla o fungo cardinale.

E’ una specie che è stata molto controversa per la sua commestibilità: nei testi di micologia, più recenti, è descritto come tossico ma, nonostante questo, in moltissime zone viene ancora consumato liberamente.

Addirittura, in passato, è stato uno dei funghi più raccolti e commercializzati in Italia.

Recentemente è stata dimostrata in modo incontrovertibile la sua tossicità e quindi tolto dall’elenco delle specie commercializzabili.

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Leccinum scabrum – Fungo Leccino

Leccinum scabrum - Porcinello grigio - fungo leccino

Il Leccinum scabrum è un fungo commestibile conosciuto anche con il nome di Porcinello grigio o Fungo Leccino.

Questo fungo appartiene al genere dei Leccinum, alla famiglia delle Boletaceae, all’ordine Boletales, alla classe Basidiomycetes e alla divisione Basidiomycota.

L’etimologia del nome deriva dal latino ‘leccinus’ che fa riferimento, in genere, all’habitat del fungo, il leccio (Quercus ilex) e ‘scabrum’ che significa “scabro”, per la granulosità del gambo.

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Boletus erythropus – Porcino dal piede rosso

Boletus erythropus - Porcino dal piede rosso

Il fungo Boletus erythropus (Neoboletus praestigiator), è chiamato anche porcino dal piede rosso.

Introduzione al Boletus erythropus

Alcuni dei nomi con cui è conosciuto sono anche Neoboletus luridiformis o Neoboletus erythropus.

Questa specie di fungo, comunque , è quella che ha avuto maggiori cambiamenti di nome nel tempo.

Infatti, mentre all’inizio dello studio del nuovo Regno dei Funghi, ( Whittaker, 1959), le osservazioni venivano fatte con il microscopio, più recentemente e con le nuove scoperte gli studiosi hanno potuto utilizzare metodi più scientifici come lo studio del DNA.

Da qui la creazione di un nuovo gruppo, comunque appartenente ai Boleti, chiamato Neoboletus, che fa riferimento al viraggio della loro carne verso una colorazione blu.

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Omphalotus olearius – Fungo dell’olivo

Omphalotus olearius - Fungo dell'olivo

L’ Omphalotus olearius è un fungo facilmente riconoscibile per il colore arancio del carpoforo e per via delle lamelle decorrenti.

Questa specie è molto velenosa, spesso anche mortale, come si rileva dalla letteratura medica, proprio in merito ai decessi che ha provocato.

Alcuni cercatori poco esperti potrebbero confonderlo con altre specie simili, come il Cantharellus cibarius ma, in realtà tra le due specie ci sono molte differenze.

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Volvariella volvacea – Fungo di muschio

Volvariella volvacea - Fungo di muschio

La Volvariella volvacea è un fungo abbastanza raro in natura. Viene coltivato e commercializzato a scopo alimentare soprattutto nei paesi con clima tropicale dell’Asia. E’ conosciuto anche come Fungo di paglia o fungo di muschio.

Introduzione alla Volvariella volvacea

La Volvariella volvacea è una specie che appartiene  al genere Volvariella, alla famiglia delle Amanitaceae, all’Ordine Agaricales, alla classe Basidiomycetes e alla divisione Basidiomycota.

Il nome Volvariella è un diminutivo di Volvaria, genere di funghi il cui nome deriva dal latino “ volva” che significa guaina ed è riferito alla volva che si trova alla base del gambo.

Anche “Volvacea” vi fa riferimento e rafforza la caratteristica presenza della volva.

Altri Nomi della Volvariella volvacea

La Volvariella volvacea è comunemente conosciuta anche con i nomi popolari di:

  • Fungo di muschio
  • Fungo di paglia
  • Volvariella

 

Volvariella volvacea - Fungo di muschio - fungo di fieno

Descrizione

Cappello

Il cappello della Volvariella volvacea può raggiungere dimensioni che vanno dai 5 ai 20 cm. di diametro.

In fase iniziale ha la forma di una campanella, crescendo diventa convesso poi, con il passare del tempo, presenta forma involuta che poi si spiana.

La cuticola può essere di colore grigiastro o grigio-verde, di colore marroncino più scuro al centro.

E’ spesso pelosa, con l’umidità è viscida e brillante.

Conserva, talvolta, residui e resti della volva.

Le lamelle

Le lamelle dell’imenoforo sono molto fitte con numerose lamellule.

All’inizio sono di colore bianco, con il passare del tempo tendono a diventare rosate.

Il gambo

Il gambo della Volvariella può avere dimensioni che vanno da 6 a 8 cm. di altezza e  0,6-2,0 cm .di diametro.

E’ cavo, robusto e carnoso.

Ha forma cilindrica ed è di colore bianco piuttosto assottigliato verso la base.

Quando le lamelle rilasciano le spore, il gambo può assumere un colore rosato.

La volva

La volva della Volvariella volvacea è piuttosto ampia e membranosa, fragile e lobata.

Spesso ne troviamo resti sul cappello.

Può avere un colore bianco-ghiaccio o anche grigio chiaro.

All’interno, comunque, è sempre bianca.

Spore

Le spore della Volvariella hanno forma irregolare ma ovale.

Sono lisce o appena granulose.

In massa hanno color carne.

Carne

La carne della Volvariella volvacea è di colore biancastro ed è fibrosa.

Ha un odore di rafano, ricorda quello della rapa.

Il sapore è delicato ma piuttosto anonimo e scialbo.

 

Volvariella volvacea - Fungo di muschio - fungo di fieno

Habitat della Volvariella volvacea

La Volvariella volvacea è un fungo saprofita.

In natura, è una specie piuttosto rara.

Si può trovare nei prati, durante il periodo autunnale.

Commestibilità

La Volvariella volvacea è commestibile, ma ha un valore scarso, e comunque, a causa della sua rarità, è consigliabile non raccoglierlo.

I prodotti derivanti dalla coltivazione sono commercializzati anche in Italia.

Lo possiamo trovare, infatti, sugli scaffali dei supermercati generalmente sottolio nei barattoli con il nome più accattivante di “fungo di muschio”.

Sembra che sia adatto anche all’essiccatura.

 

Volvariella volvacea - Fungo di muschio - fungo di fieno

 

Specie simili

Bisogna fare attenzione perchè la Volvariella, allo stato embrionale, può esser confusa con l’Amanita phalloides.

Nella fase più adulta, si distingue dall’Amanita phalloides per la mancanza dell’anello e  per le fibrille che ornano il cappello.

Altra caratteristica distintiva sono le lamelle rosate quando le spore giungono a maturazione.

Curiosità

La Volvariella volvacea, come già detto, è una specie di fungo raro in natura.

Il fungo muschio viene coltivato e quindi commercializzato, soprattutto in Asia.

La sua coltivazione sembra iniziata già intorno al 1822 in Cina e da lì si è poi diffuso agli altri paesi asiatici.

Per coltivarlo sono necessarie temperature piuttosto elevate perché ha bisogno, specialmente durante la fase di incubazione, di una temperatura che arriva fino a 35° per alcuni giorni.

Per completare la fruttificazione, bastano temperature intorno ai 27°- 31°.

Viene coltivato su un substrato costituito da materiali di scarto: avanzi di attività agricole, paglia di riso, foglie di banana e segatura, scarti della lavorazione del cotone e della canna da zucchero….

Tutti questi materiali che costituiscono il substrato di coltivazione, dopo una prima fase di compostaggio, vengono pastorizzati.

 

CARTA D’IDENTITA’

DIAMETRO CAPPELLO: 5-20 cm
COLORE CAPPELLO: Grigiastro
ALTEZZA GAMBO: 6-8 cm
COLORE GAMBO: Biancastro
LAMELLE: Rosee
CARNE: Bianca
ODORE: Rafanoide
SAPORE: Mite
SPORE: C arnicino
HABITAT: Ambienti erbosi
COMMESTIBILITA’: COMMESTIBILE MEDIOCRE

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